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Stories from the Road

This Place Becomes You

Location: Lago Patria, Giugliano in Campania, Naples

Ho scritto questa storia in inglese nel 2009, ed è stata tradotta successivamente in italiano da un amico. Le persone in questa storia rimangono una parte della mia vita e del mio cuore.

 

Questo Posto Diventa Te

Dico a tua madre che la vostra casa è bellissima, ma lei non sembra credermi. È troppo piccola, risponde, Non abbiamo molto spazio.

Il palazzo dove vivevi è di modeste dimensioni, adagiato su una strada impolverata da sporadico rumore e caos, e che reca su di sé le tracce della sorella maggiore, Napoli, situata a soli pochi chilometri a sud da qui. Un ampio edificio grigio si staglia dall’altro lato della strada, abbandonato e coperto di graffiti, e mi chiedo se è tanto pericoloso all’interno quanto è sgraziato all’esterno, e che tipo di persone vi si aggirano nella tarda ora. Quando usciamo, in serata, passiamo in macchina davanti a scorci di campi di grano fiancheggiati da prostitute, alcune accalcate in branco, altre ben lontane le une dalle altre, ma tutte in attesa di sbarcare il lunario. Questo paesino ha una lunga storia, e c’è addirittura una base americana, ma mentre siamo in giro in macchina, ho la netta sensazione che il resto del mondo non sappia nemmeno dell’esistenza di questo posto, o non voglia saperne. Ci sono dei veri scavi archeologici qui, tanto veri e forse altrettanto importanti di quelli presenti nella maestosa Roma, ma la tutela è inesistente, e ogni cosa va in frantumi.

Il lago da cui questo paesino prende il nome è lungo, e si estende per miglia. Ribolle di tonnellate di acque torbide, ed è circondato da piante incolte ed erbacce appassite. Questa vegetazione abbandonata distende le braccia e copre l’intera corsia destra di una strada di per sé già piccola e ventilata. Prende a schiaffi il nostro parabrezza mentre la attraversiamo, e non si riesce a vedere se ci sono altre macchine che vengono nell’altra direzione. Per un momento temo per la mia sicurezza, finché non mi accorgo che per te non c’è niente al di fuori dall’ordinario, ed hai tutto sotto controllo. Un sospiro ti sfugge dalle labbra. In qualsiasi altra città avrebbero costruito passaggi pedonali per camminare e godersi il lago. Ci sarebbero alberi, fiori e posti dove riposare. Le piante non bloccherebbero le strade. È un peccato, mi dici.

Guardo fuori dal finestrino e non posso fare a meno di acconsentire, ma tra i tuoi sospiri stanchi io vi scorgo bellezza. Sono delle mere spruzzate di disappunto basate su delle fondamenta d’amore. Vieni da un posto di forti valori, fede e tradizione, un posto da cui puoi stare lontano una vita intera, ma che non lasci mai veramente. È un affetto dalle radici profonde che talvolta si manifesta solo attraverso un lamento. Dopo tutto, siamo turbati soltanto dalle cose a cui teniamo.

Da dove vengo io, non ci sono posti così.

Scorci di una verde fattoria si mescolano a case residenziali e negozi, e strade sterrate che solo i residenti conoscono si connettono a vie asfaltate e semafori. Vedo bufale gironzolare nei campi, e negozi di mozzarelle fresche e deliziose: la mozzarella di bufala non potrebbe essere più fresca quando le bufale sono le tue vicine di casa. Tutti parlano con quell’accento napoletano, il prodotto di un dialetto gioioso, eppure indurito dalla strada, che suona come se l’italiano standard fosse malmenato un po’ e poi messo a scuotere in un barattolo. È fatto da tanti uuuu e sccc, suoni che si mescolano insieme come la mozzarella ti si scioglie tra le guance. La Campania è una regione con cui devi fare a pugni per comprenderla, è un posto di involontarie giustapposizioni, un posto che segue svogliatamente la modernità senza essere sicuro di volerlo. Un luogo in cui gli uomini sono tanto religiosi quanto seducenti, dove l’unica battaglia che conta è quella per la tua famiglia, e ciononostante le strade brulicano di battibecchi e persone dall’aria indispettita. Per andare d’accordo con questo posto è necessario mettere da parte qualsiasi tendenza verso la cerimoniosità e il nervosismo: bisogna sapere come rilassarsi in un posto che non ci riesce.

La prima cosa che la tua famiglia fa quando arrivo è darmi qualcosa da bere. Hai viaggiato tanto, siediti, dice tua madre, mentre tua sorella mi passa una bottiglia di vetro piena di aranciata. Raccontaci dell’America.

Sorrido e non so esattamente cosa dire. Preferirei sapere da dove vengono loro, sapere di questo posto, queste quattro mura, perché ciò che dimora qui è la ragione per cui sei stato in grado di sopravvivere, di trascorrere qui la tua vita in tranquillità. Se in questo paese o in questa regione le cose brutte esistono, queste muoiono alla porta d’ingresso della casa della tua famiglia. Il caos è solo un fondale, carta da parati per ciò che è davvero importante. La cucina scintilla dell’affaccendarsi quotidiano, nell’aria si distingue nettamente il profumo dei cibi elaborati e accoglienti di tua madre, il mobilio è scarno, la tv piccolina, ma tutto sembra essere più che sufficiente. Benché non sia molto, ogni cosa è confortevole e tenuta in amorevole cura. Tua madre ha ragione, questo posto è piccolo: ma ciò che riempie questa casa non ha bisogno di spazio.

Non vivi più qui, ma anche quando saluti la tua famiglia e ritorni a lavorare nella tua città del nord dal cielo grigio, modaiola e moderna, questo posto non viene mai sradicato da te. Nel momento in cui vado e ringrazio la tua famiglia, mi convinco che neanch’io dimenticherò presto questo luogo, e che voglio bene a tutti voi.

Questo posto diventa te.

 

sig2

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